CENNI STORICI
Il Santuario della Madonna di Canneto sorge
nel cuore del parco Nazionale d’Abruzzo, a m. 1020 s.l.m., alle falde del
sottogruppo montano del Meta, dove sgorgano freschissime le acque del Melfa,
nell'amena e pittoresca valle omonima.
Il
toponimo di Canneto, giusta la sua accezione, deriva probabilmente dalla presenza
in loco di canne, oggi del tutto scomparse.
Una chiostra di monti e di faggete, dominate sullo
sfondo dal gruppo della Camosciara, fa da splendida cornice all'antico e nuovo
tempio.
Vi si accede da Settefrati attraverso una strada
panoramica, che, salendo a quota 1147 s.l.m. (Passo della Rocca), ridiscende
fino all'ampio piazzale del Santuario, in un fantastico scenario di vertiginose
vette e di selve, che si rinnova ad ogni svolta. Vi si può giungere anche
da Picinisco con la carrozzabile fino al Laghetto di Grotta Campanaro, dove
sorgono le Centrali idroelettriche dell'ENEL, in un paesaggio di rara bellezza
e suggestività. Per la salubrità dell'aria, per l'amenità del luogo e per
la presenza di limpidissime polle d'acqua e di abbondantissime fragole, Canneto
è diventato meta preferita di gite turistiche, sede di campeggi estivi e campobase
di escursioni alle vette circonvicine, dominate dal M. Petroso e dal M. Meta
(m. 2241).
Ma Canneto è e rimarrà nel tempo centro di irradiazione
mariana.
Dal marzo al novembre comitive di devoti vi si recano
a venerare l'antico simulacro della Madonna Bruna. Molto celebre la festa
di S. Anna (26 luglio).
Tuttavia le manifestazioni religiose più solenni
hanno luogo ogni anno dal 18 al 22 agosto. Masse di pellegrini, che si computano
a varie decine di migliaia dai più svariati e tipici costumi, salgono ininterrottamente
al santuario a rinnovare, in un fervore che non scema nel tempo, antiche e
suggestive tradizioni di fede. Vengono dall'Abruzzo e Molise, dal Lazio e
dalla Campania, cantando inni al suono di zampogne e di fisarmoniche. Sgranati
in lunghe teorie salmodianti, con in testa gli involucri delle cibarie, i
pellegrini circuiscono per tre volte il Santuario. Sempre commovente l'incontro
con la Madonna. Passano la notte sotto il portico, ai margini delle faggete,
lungo il greto del fiume intorno ai falò, che si accendono dovunque nella
valle. Uno spettacolo affascinante, fiabesco!
Manifestazioni di rilievo: l’arrivo della Madonna da Settefrati, il canto
delle Verginelle, la processione eucaristica alle sorgenti del Melfa, l'arrivo
e l'addio delle compagnie.
Culto
pagano
A Capodacqua, a non più di m. 12 nel
sottosuolo, ricoperto da detriti alluvionali, giace un tempio dedicato a una
divinità del IV secolo a.C.
Questa scoperta di notevole importanza archeologica è stata fatta nell'estate
del 1958 in occasione dei lavori di imbrigliamento delle acque del Melfa per
l'alimentazione dell'Acquedotto degli Aurunci.
Sulla preesistenza nella valle di Canneto di
un culto pagano, tributato alla dea Mefiti, divinità italica che liberava
dalle cattive esalazioni, c'erano solo delle congetture.
L’unica testimonianza era costituita
da una colonna in pietra, un ex-voto, che è tuttora in dotazione della
Chiesa di Canneto e che porta questa iscrizione:
N. SATRIUS N. L. STABILIO P. POMPONIUS P.L. SALVIUS MEFITI D. D.
N(umerius) Satirus N(umerii) L(ibertus) Stabilio / P(ublius) / Pomponius P(ublii)
Libertus Salvius / Mefiti D(onum) D(ederunt).
Due schiavi, Stabilione e Salvio, essendo stati
affrancati dai rispettivi padroni, Numerio Satiro e Publio Pomponio, ne presero
i nomi e fecero questo dono (la colonnina) alla dea Mefiti, sciogliendo un
loro voto.
Tali ex-voto, altari o cippi o statue che fossero,
venivano di solito collocati nelle aree sacre adiacenti ai templi-santuari.
Ma oggi, frammenti di embrici e di vasellame
vario, statuette fittili femminili, monetine di bronzo dei sec. IV-II-I a.C.,
raccolti ed esposti ora in un apposita bacheca nella stanza dei ricordi del
Santuario, sono testimonianze che trasformano le congetture in certezza storica.
Altri preziosi cimeli, venuti alla luce durante
i lavori di sterro, furono purtroppo fatti sparire. Ma il tempio della divinità
pagana è là alle sorgenti del Melfa, poco di sotto a uno strato
di materiale alluvionale, a documentare che la Valle di Canneto da oltre due
millenni è sacra.
Culto
Mariano
Il primo documento attendibile, che fa esplicita
menzione di una Chiesa dedicata a Maria SS. ma di Canneto nella Valle di Canneto,
è dell'anno 819 (Bolla di Pasquale I ) e si rinviene nel “Chronicon”
del Monastero di S. Vincenzo al Volturno, la grande abbazia benedettina che
fiorì agli inizi del secolo VIII alle sorgenti del Volturno nella pianura
di Rocchetta, poco al di sotto del massiccio del Meta, dove tuttora sorge
il complesso abbaziale.
Nel 1288 alla Chiesa di Canneto risultava annesso
un monastero di fondazione benedettina con una regolare comunità presieduta
dall'Abate e dotata di benefici ecclesiastici, su cui gravava una pensione
annua in favore della Mensa Vescovile di Sora.
Nel 1392, dalle fonti archivistiche conosciamo
i nomi dei religiosi: l'abate Fr. Giacomo, di Angelo, Fr. Biagio Macerelle,
Fr. Nicola e Fr. Biagio di Stefano. Ma a quell'epoca i monaci non dimoravano
più a Canneto, bensì in un borgo di Settefrati, dal quale continuavano
ad officiare il Santuario. Il monastero, definitivamente abbandonato, non
sarà più ricostruito.
Il 25 novembre 1475, i Cardinali Bartolomeo
di S. Clemente e Giuliano di S. Pietro in Vincoli, il quale ultimo diventerà
papa Giulio II, concedevano alla chiesa una indulgenza di 100 giorni da potersi
lucrare nelle feste dell'Assunzione, dell'Ottava, della Natività della
vergine e di S. Giovanni Battista, e della dedicazione della Chiesa.
Da quest'epoca alla prepositura di Canneto si avvicendarono abati prevalentemente
commendatari i quali godevano i frutti del beneficio, senza obbligo di resistenza.
L'abuso, che è una delle piaghe secolari della Chiesa, sarà
definitivamente sradicato dal Concilio di Trento ( 1545-63). Ecco i nomi di
alcuni di questi investiti: Francesco De Volpinis (1475); D. Giacomo Di Veroli
(1477); D. Inico De Mamayona, spagnolo (1477 in poi ); D. Federico De Manlion,
spagnolo (1530-1533), che certamente risiedette a Settefrati; D. Angelo di
Castel di Sangro, “ad interim”, che poi divenne per tre volte
Abate di Montecassino; D. Tiberio Sipirando di Settefrati, “ad interim”;
D. Pompilio Naro, romano (1533-1568); D. Pietro De Tutinelis di Atina (novembre
1568); D. Marco Antonio De Florentis di Perugia (dicembre 1568-1572).
Soggetta all'abbazia di Montecassino fin dalla
seconda metà del sec. XIII, la Chiesa di Canneto, negli anni susseguenti
alla fine del Concilio di Trento, fu dal vescovo sorano Tommaso Gigli (1561-1577)
unita con tutti i sui beni al Seminario di Sora, al quale rimase affidata
per ben quattro secoli fino ai nostri giorni.
Dal 1972, a motivo del suo sviluppo spirituale verificatosi specie nell'ultimo
decennio, ha assunto direzione ed amministrazione propria.
Già dal 1288 la Chiesa risultava di beni terrieri, i quali formarono
un patrimonio fondiario, che andò nei secoli sotto il titolo “Beneficio
della Cappella di S. Maria di Canneto”
I fedeli furono verso la Madonna sempre più
generosi di donazioni al punto che la Cappella, iscritta al trasporto art.
74, alla vigilia delle spoliazioni ecclesiastiche (1877), aveva in carico
la seguente consistenza catastale: tomoli 166 e canne 28 di terra.

La Chiesa
E' attestata fin dall'inizio del sec. IX. Ha subito
nel corso dei secoli rifacimenti ed ampliamenti vari, onde resta impossibile
individuare il nucleo primitivo ed originale: forse il portico centrale.
Nel 1288 vi sorgeva vicino un monastero benedettino.
Nel 1475, per invogliare i fedeli a rivisitarla
e a concorrere alle spese del restauro, fu dalla S. Sede indulgenziata per
alcune ricorrenze liturgiche.
Nel 1574, lo storico Giulio Prudenzio di Alvito,
così ce la descrive: “Vi è una Chiesa che se li dice S.
Maria di Candito, ben fabbricata et con buone stantie; è luoco molto
atto alla solitudine per uno eremita. Se visita spesso et devotamente da convicini,
et vi sono assai sante reliquie, con un pezzetto di legno della Santissima
Croce, dove il nostro Redentore fu chiovato e morì per noi”.
Nel 1693 appare il nome del primo benefattore:
Cristoforo Bartolomucci di Picinisco, il quale, per grazia ricevuta, fece
eseguire sull'altare di centro un artistica nicchia policroma alla Madonna.
Nel 1857 iniziarono i restauri che diedero successivamente
al tempio di Maria la fisionomia dei nostri tempi. In quell'epoca la Chiesa
era a tre navate con volte a pietra, a tre uscite e portico sul davanti. All'interno:
due altari; su quello di destra troneggiava l'urna della Madonna in legno
intagliato e chiusa da cristalli, dono dei devoti di Roccasecca e di Caprile.
Il restauro fu fatto a spese soprattutto di
Ferdinando II, re di Napoli, e del popolo Settefratese, come attestava l'epigrafe
apposta all'ingresso centrale della Chiesa prima dell'odierna costruzione.
Tra il 1821 e il 1849 il tempio fu ulteriormente
ampliato, incorporando i due portici che si aprivano sui laterali, come sviluppo
e continuazione di quello posto sul fronte della Chiesa.
Pure in quegli anni, ad opera della grande eremita
di Canneto Agnese Massarella, fu costruita la casa del Pellegrino.
Dal 1921 al 1923 fu realizzata la facciata in
pietra da taglio e sistemato il piazzale antistante.
Dal 1951 al 1968 sono state eseguite le seguenti
opere: prolungamento della Chiesa con la costruzione della nuova abside e
sacrestia nel seminterrato (Progetto dell'Ing. Terenzio di Settefrati); trono
marmoreo della Madonna (Disegno del Prof. Capocci di Settefrati ); balaustra
in marmo; impianto elettrico.
La
nuova Chiesa
Dal 1968 in poi si perseguì un unico obiettivo:
portare a termine il restauro, cercando di riarmonizzare parte nuova e vecchia
della Chiesa.
Ma, dopo vari tentativi progettuali, ultimo quello dell’arch. Mauti
di Veroli, con la venuta del nuovo vescovo di Sora mons. Minchiatti, si optò
per la soluzione radicale: dare a Canneto una nuova Chiesa.
Il 2 dicembre 1973 il Consiglio di Amministrazione
di Canneto bandiva un concorso fra architetti ed ingegneri delle regioni Lazio,
Campania, Abruzzo e Molise per un progetto di massima del nuovo Santuario
con la conservazione dell'antica facciata e del nartece.
Il concorso, dopo alterne vicende, si chiudeva
il 15 febbraio 1975 con la presentazione di ben 36 progetti. Nel maggio successivo
la Commissione giudicatrice, formata dai rappresentanti degli Ordini degli
Architetti e degli Ingegneri, nonché dei vari enti interessati, procedeva
alla selezione degli elaborati e a conclusione dei suoi lavori presentava
due progetti meritevoli al Consiglio di Amministrazione, il quale a sua volta
sceglieva quello contrassegnato con la sigla: “1963 –Rinnovamento
– 1975” dell'ing. Paolo Garroni di Roma.
Nell'agosto del 1975 si trasmetteva il progetto
esecutivo alla Soprintendenza ai monumenti per il Lazio, la quale solo il
7 novembre 1977 rilasciava il suo benestare per l'esecuzione dell'opera.
Nell'estate 1978 si prendevano i contatti con
la ditta appaltatrice: comm. Domenico Iucci di Sora e nel settembre 1978 iniziavano
i lavori.
La statua della Madonna e tutta l'organizzazione
del Santuario trovarono ospitalità nella vicina Casa salesiana.
Nel novembre 1981 la struttura generale della
Chiesa era ultimata. Mancavano le rifiniture: tramezzi, infissi, vetrate ed
impianti vari.
Dal vecchio edificio, provato dal tempo e dai
terremoti, era sorto un nuovo vasto complesso che comprendeva la Chiesa propriamente
detta e la cripta, un sottocorpo ampio quanto il tempio soprastante.
Nel luglio 1982 alla valente Ditta comm. Iucci
di Sora subentrava l'Impresa edile Domenico Paglia di Monte S. Giovanni Campano,
la quale iniziava un’altra grande opera, che stava a cuore della Direzione
del Santuario: la Casa del Pellegrino.
Nel 1983 il Consiglio di Amministrazione, deciso a stringere i tempi per l'entrata
in funzione della nuova Chiesa, dà incarico simultaneamente a ben sei
ditte di portare a termine i lavori entro il ferragosto: 1) la Ditta Paglia
per le rifiniture murarie; 2) la Ditta Valente-Marra di Villa Latina per le
finestrature, vetrate ed avvolgibili; 3) la Ditta Polselli Gennaro di Broccostella
per i rivestimenti murali e guardaroba in legno; 4) la Ditta Antonio Malizia
di Settefrati per impianti idraulici e scarichi; 5) la Ditta Schiavi Gerardo
e soci di Gallinaro per infissi alla chiesa e nuovo appartamentino; 6) la
ditta Gismondi di Sora per impianti elettrici.
Il 18 agosto 1983, a soli cinque anni dall'inizio
dei lavori con una solenne cerimonia presieduta da S.E.Mons. Lorenzo Chiarinelli,
vescovo diocesano, si inaugurava la nuova Chiesa.
La Madonna tornava per sempre nella sua nuova
ed antica sede, amata ed osannata da moltitudini immense.
Estetica della nuova Chiesa
“Un tempio maestoso, splendido ed accogliente,
a sfondo naturalistico, che dal punto di vista strutturale si pone a mezza
strada tra il tempio italico del sec. IV a.C., esistente tuttora a Capodacqua
alle sorgenti del Melfa a m. 12 di profondità, archeologicamente accertato,
e il precedente tempio della Madonna che è stato in questi cinque anni
del tutto sostituito.
L'uno tutto immerso nell'ambiente, nei boschi
e tra le acque, consacrato ed aperto alla natura, ovvero alle forze primigenie
di essa: le sorgenti, la vita nelle sue più svariate forme della flora
e della fauna locale, che destavano stupore nell'uomo primitivo.
L'altro, tutto chiuso alla natura, ripiegato
su se stesso, pur essendo nella natura. Di tutto l'incantevole paesaggio di
Canneto vi entrava solo quel canto di luce che serviva ad illuminare tenuemente
l'interno, lasciando zone di penombra. Il resto rimaneva fuori, estraneo alla
struttura, quasi che la natura non fosse più essa stessa il tempio
di Dio. Una chiesa che poteva essere dovunque e anche a Canneto.
Ora nella nuova costruzione il paesaggio costituisce
una componente essenziale della sua architettura e fa del sacro edificio un
tempio originale, unico, tutto di Canneto.
Il valore dell'opera sta proprio in questa sua
tipicità oltre che nella sua massima agilità, che è un
elemento indispensabile in un tempio di massa come è quello di Canneto
e che purtroppo mancava nel precedente manufatto.
La natura dintorno, discretamente schermata
dalle grandi e piccole vetrate brunite, vi entra tutta quanta con la sua verginale
bellezza e varietà di scorci.
Sullo sfondo del presbiterio, il riposante verde
dei boschi, che dà un senso di profondo e di pace. Nel lucernario,
le brulle scogliere di Cavallaro e il cielo di Canneto che accentuano quella
spinta verso l'alto che anima tutto il complesso edilizio. Nella penitenzieria
uomini, il pato nella sua vastità e l'anfiteatro dei monti, signoreggiato
in lontananza dalle tre cuspidi della Camosciara, che danno un senso d'infinito.
Più che d'inserimento del tempio nella natura si deve d'ora in poi
parlare di inserimento di questa in quello”.
La
Casa del Pellegrino
Il precedente manufatto, costruito accanto alla
Chiesa negli anni 1891-94 dall'infaticabile eremita Agnese Massarella con
il solo obolo dei fedeli e nei decenni posteriori ricollegato al tempio mediante
un portico, sia per la sua vetustà che per le sue limitate capacità
ricettive appariva inagibile e del tutto inadatto alle esigenze del nuovo
Santuario.
Perciò fin dagli anni '60 insieme col
progetto della ricostruzione della Chiesa andò maturando il disegno
di dotare il Santuario di una nuova casa del Pellegrino.
Dopo varie consultazioni, la preparazione dei
grafici fu affidata all'arch. Riccardo Zizzo di Roma. La relativa pratica
in poco più di due anni, 1968-1970, esaurì positivamente il
suo iter burocratico, ottenendo il benestare di tutti gli organi civili competenti,
specie della Soprintendenza ai Monumenti per il Lazio e della Direzione del
Parco nazionale d'Abruzzo.
Il progetto, ovviamente subordinato a quello
della nuova Chiesa, non poté essere subito attuato.
Nel 1982 fu ripreso e con alcune necessarie
varianti apportate dall'ing. Garroni, progettista del tempio, dall'agosto
al dicembre del medesimo anno con tempo di primato venne realizzato nelle
sue strutture portanti dall'Impresa Paglia.
Seguì una pausa di due anni e mezzo. Ma, ad avvertire il deterioramento
delle prime strutture, urgeva ricominciare i lavori, così il 15 luglio
1985 fu riaperto il cantiere. Si lavorò per diversi mesi e nelle feste
di agosto 1986 la foresteria entrava parzialmente in funzione. Erano stati
approntati il 1° e il 2° piano.
Nell'ottobre 1987 l'opera era compiuta. Essa
è suddivisa in 4 piani con 21 camere, una sala conferenze e una sala
soggiorno per i pellegrini ed è collegata alla Chiesa mediante un corpo
seminterrato funzionale (sala conferenza) con un piccolo chiostro.
Tutto il grandioso complesso Chiesa-Foresteria, costruito dal 1978 al 1987,
ha comportato una spesa di quasi 2 miliardi, alla quale in gran parte si è
fatto fronte con le offerte dei fedeli, col ricavato di iniziative varie,
con prestiti ottenuti dall'Amministrazione del Santuario e.... con l'attesa
paziente delle Ditte esecutrici.
Da parte dello Stato non si è avuta finora
alcuna sovvenzione consistente. Pertanto il deficit del Santuario ammonta
a tutt’oggi ad alcune centinaia di milioni.
Nel settembre 1978, all'inizio di tutta l'opera di ricostruzione, si era partiti
con una somma previsionale di appena 300 milioni.
La
Direzione del Santuario
Dal marzo 1972, con l'approvazione del nuovo Statuto,
all'opera del Santuario di Canneto soprintendono due Comitati organizzativi
a carattere diocesano, presieduti dal Vescovo: la Deputazione religiosa o
Consiglio Pastorale, per l'aspetto religioso, e il Consiglio d'Amministrazione
per l'aspetto economico.
Fino a quell'epoca, dal 24 luglio 1949, data della
sua costituzione, aveva operato un solo Comitato: il Consiglio d'Amministrazione.
Ambedue gli organismi con adunanze periodiche programmano
ed attuano attività proprie, volte a promuovere il progresso dell'opera
nei due campi specifici.
La
Statua della Madonna
E' una struttura in legno: volto bruno ed occhi penetranti.
Nella tradizione dell'iconografia mariana si riallaccia all'antico tema della
Madonna col Bambino seduta in trono.
La Madonna (alt. cm. 107) è legno d'olmo, mentre
il bambino (alt. cm. 40) è legno di noce. La colorazione caratteristica
è dovuta ad una imprimitura di gesso levigato e policromo (smalto scuro).
I vari restauri, succedutisi nei secoli, ne hanno alterato i tratti originali.
In base ai tratti stilistici non molto salienti, si possono fissare alla statua
di Canneto le seguenti caratteristiche: scultura in legno del secc. XIII-XIV,
bizantineggiante, molto popolare, probabile opera dell'intaglio abruzzese.
Il 19 marzo 1948 la Madonna per la prima volta nella
storia del Santuario lasciava la sua sede secolare per la “Peregrinatio
Mariae”.
Sei anni dopo, il 19 settembre 1954, il venerandi
simulacro era solennemente incoronato a Sora dal Cardinale Aloisi Masella,
a conclusione del 1° Congresso Mariano Interdiocesano, presente una folla
immensa accorsa da ogni dove.

La
pia leggenda
Una pia leggenda vuole che la Madonna di Canneto
sia apparsa, nella zona cosiddetta di “Capodacqua”, a una pastorella
di nome Silvana.
La fanciulla era tutta intenta alla custodia
del suo gregge, quando d'improvviso, tra il verde e i fiori del prato, le
comparve una bianca Signora, raggiante di luce e celestiale bellezza. A quella
estasiante visione la povera pastorella rimase tutta stupefatta e tremante.
Ma la bella Signora la rassicurò e con
tratto gentile le disse: “Va dall'arciprete di Settefrati e digli che
la Madre di Dio vuole in questa valle una chiesa a lei dedicata” e le
consegnò una lettera.
“Ma - rispose la fanciulla - io non posso
abbandonare le pecore e devo condurle al piano, per farle bere, perché
qui non c'è acqua...”. “Oh!... all'acqua penso io - soggiunse
la Signora - tu va’ e fa’ quello che ti ho detto...”. E
toccò lievemente con le dita la rupe e subito ai piedi del grande masso
zampillò acqua limpidissima e fresca. Allora in quell'acqua Ella fece
cadere l'anello che portava al dito, il quale al contatto della pietra si
ridusse in una minutissima polvere d'oro.
L'acqua, dicono, è quella che forma il
fiume Melfa e la polvere d'oro sono le stellucce, che fino a qualche anno
fa brillavano alla sorgente e che venivano ricercate appassionatamente dai
pellegrini.
A quel prodigio la pastorella si affrettò
a compiere la celeste missione. I pochi, che al primo annunzio accorsero sul
posto, trovarono dell'acqua mai vista prima e in mezzo alle rocce una statua
di legno, nella quale la giovanetta ravvisò l'immagine della Madonna
da lei vista.
Non volendo quegli alpigiani abbandonarla, decisero
di portarla in paese.
Ma dopo breve tratto, ecco che il simulacro cominciò a farsi così
pesante , che i portatori furono costretti a poggiarlo contro la roccia, dove,
tra la meraviglia e il timore di tutti, lasciò impressa l'impronta
del capo. La rupe esiste a tutt'oggi ed è chiamata “il Capo della
Madonna”.
Quei primi devoti chiesero allora alla Vergine
un segno della sua volontà, indicando dove volesse essere portata.
La statua fu di nuovo sollevata, ma si fece così leggera, che i portatori
ritennero che si dovesse ricondurre nel luogo del suo rinvenimento, cioè
dove sorge l'attuale Santuario.
Conclusione
Queste brevi linee storiche ci portano logicamente
alla conclusione che Canneto è interessante non soltanto dal punto
di vista religioso, ma anche da quello storico, turistico ed archeologico:
un lembo di cielo ancora da scoprirsi.
Canneto: una meta ideale per chi cerca la natura
pura, per chi ama la montagna; un'oasi di refrigeranti ombre per chi cerca
ristoro nella vampa del solleone; un angolo di pace per chi, dopo la snervante
fatica di un anno, cerca solitudine e quiete; ma soprattutto la patria dello
spirito per chi, nel raggiante sorriso della Tutta Santa, vuole riconciliarsi
con Dio e con gli uomini.