Pellegrinaggio a Canneto

La Valle di Canneto, come detto gia in precedenza nella sezione riguardante la Storia, conosce fin dall’antichità due tipi di pellegrinaggi ben distinti e caratterizzati: quello pagano in epoche pre-cristiane, incentrato sul culto della deità fluviale di Capodacqua, alle sorgenti del Melfa, e quello mariano di oggi. L’uno ebbe frequentazione piuttosto limitata, dal IV al sec. II a.C.; l’altro, iniziato storicamente nei primi secoli del secondo millennio, dura a tutt’oggi.
Questo pellegrinaggio può essere testimoniato dalle prime donazioni alla chiesa di Canneto. Quando i primi fedeli cominciarono a visitare l’edicola della Vergine (tale doveva essere nei suoi primordi la chiesa), iniziarono anche le prime offerte di terre e di altri beni.
Tra pellegrinaggio ed offerte esiste un rapporto diretto, una progressione aritmetica, per cui all’incremento del primo corrisponde un incremento delle seconde.
Anche la bolla del 1475 non manca di metterlo in luce. I fedeli, dice il documento, desiderosi di aiuto divino e riconoscimenti delle grazie gia ricevute lassù, si sentirono sempre più spinti a visitare la chiesa e a dare il proprio obolo per il suo restauro.
Ora, data la connessione tra i due fenomeni, dalla progressiva entità di patrimonio fondiario di Canneto è possibile dedurre delle indicazioni, anche se indirette, sull’andamento del suo pellegrinaggio.
Il primo nucleo di quel beneficio, frutto insieme dei primi pellegrinaggi e delle prime donazioni pie, appare ben delineato nel dicembre 1288, data del rescritto di Niccolò IV. In questo stesso periodo nella chiesa di S. Maria di Canneto troviamo per la prima volta un collegio di chierici, addetto al servizio del tempio e all’assistenza religiosa dei devoti, che qui affluivano.
Col tempo esso crebbe nel numero dei fedeli e nei giorni delle visite, soprattutto dopo il 25 novembre 1475, quando la Santa Sede concesse l’indulgenza di 100 giorni da potersi lucrare in cinque ricorrenze liturgiche: l’Assunzione, la sua Ottava, la Natività di Maria, la Natività di S. Giovanni Battista e la Dedicazione della chiesa.
All’epoca dello scrittore alvitano Prudenzio (1574) i devoti si portavano a Canneto con frequenza, specialmente in quei cinque giorni dell’indulgenza; in spirito di penitenza e di preghiera, provenienti dai paesi vicini.


Ma con il passare del tempo quasi tutti quei “gironi della visita ” caddero l’uno dopo l’altro in disuso e sopravisse solo l’ottava dell’Assunzione della Vergine, il 22 agosto, che divenne la festa secolare della Madonna di Canneto.
In seguito, quasi a compensare quelli decaduti, si ebbero nuovi “giorni di visita ”, ovviamente non più indulgenziati come i primi, che lentamente andarono a concentrarsi immediatamente prima del 22 agosto e che divennero di preparazione alla grande festa, occupando a poco a poco tutto lo spazio di tempo occorrente per compiere un lungo pellegrinaggio a piedi, dalla partenza al ritorno.
Il primo di questi “nuovi” giorni ad imporsi fu logicamente quello della vigilia, il 21 agosto che si affermò come “Festa delle Reliquie”, che si celebra ancora a Picinisco appunto in quella data, poi di vigilia in vigilia si anticipò ancora, fino agli attuali cinque giorni della festa, a cominciare dal 18 agosto.
Le Compagnie salgono sull’ermo Canneto, sgranate in lunghe processioni, attraversi antichi tratturi scavati sulla roccia e sui balzi a strapiombo, già conosciuti dal pellegrinaggio pre-cristiano. Nel giorno della festa esse si riversano nella valle da ogni angolo: a Nord provenienti dall’alto Sangro, attraverso i valichi oggi detti di Forca Resuni e Passo dell’Orso; ad Est dall’alto e medio Volturno attraverso il Passo dei Monaci; a Sud dal versante del Melfa e del medio e Basso Liri, via Settefrati e Picinisco.