BASILICA-SANTUARIO MARIA SS.MA DI CANNETO

Via Valle di Canneto N°1 - 03040 Settefrati (fr)Madonna di Canneto

a Canneto...

Storia

Il Pellegrino

Gli antichi pellegrini si distinguevano dai normali viaggiatori dagli abiti che indossavano:

- Il BARDONE, forte bastone con punta di ferro, era de è la terza gamba del pellegrino, aiuto nel cammino ma anche strumento di difesa da possibili aggressori simboleggia la resistenza contro il male.
-La BISACCIA, di piccole dimensioni per far si che i pellegrini confidassero nell'elemosina, nella provvidenza divina. Si allude chiaramente alla mortificazione dei vizi.
-La PELLEGRINA, un mantello lungo fino ai piedi con cappuccio.

I pellegrini, che si recano a Canneto, si caratterizzano per un fazzoletto annodato al collo. Colorato in maniera diversa per ogni compagnia, esso di solito riporta il nome del paese di provenienza e l’immagine della Madonna.

 

 

Altro elemento caratteristico è il Crocifisso a capo del gruppo, seguito da uno Stendardo.

Storia del pellegrinaggio

Dal pellegrinaggio pagano a quello mariano

Il pellegrinaggio è una pratica svolta fin dall’antichità. Nella Grecia classica erano innumerevoli i luoghi sacri, come templi e altari, in cui ci si recava per ottenere la guarigioni dai malanni o il propizio degli Dei. Come i greci anche i romani frequentavano dei luoghi di culto. Un esempio può essere proprio il tempio della dea Mefite situato in Val Canneto.
Infatti nel sec IV a.C. iniziava il pellegrinaggio precristiano alla deità fluviale di Capodacqua.
La notizia ci proviene dai reperti archeologici venuti alla luce alle sorgenti del Melfa nel luglio 1958 nel corso dei lavori di imbrigliamento delle acque per l’alimentazione dell’acquedotto degli Aurunci.1
A testimonianza del pellegrinaggio che gli antichi pagani compivano verso questo tempio, troviamo una colonna di pietra ex-voto, che è tuttora in dotazione della Chiesa di Canneto e che porta questa iscrizione:

N. SATRIUS N. L. STABILIO
P. POMPONIUS P.L. SALVIUS
MEFITI D. D.
N(umerius) Satrius N(umerii) L(ibertus) Stabilio
P(ublius) Pomponius P(ublii) L(ibertus) Salvius
Mefiti D(onum) D(ederunt)

 
Due schiavi, Stabilione e Salvio, essendo stati affrancati dai rispettivi padroni , Numerio Satiro e Publio Pomponio, ne presero i nomi e fecero questo donoalla dea mefiti, sciogliendo un loro voto.2

Con l’avvento del cristianesimo al culto pagano in molti casi, per educare la gente alla nuova fede, vi si sostituirono feste e celebrazioni Cristiane. Nel caso specifico di Canneto al culto della dea Mefite si sovrappose il culto mariano. I tratturi millenari che venivano percorsi dai pastori sanniti, che nei medesimi giorni (15-21 Agosto), scendevano dagli aridi altipiani a visitare la deità fluviale di Capodacqua, sono oggi ripercorsi dalle compagnie, che in qualche modo, continuarono e continuano tuttora a irrompere nella valle con canti e inni per raggiungere la Madre Celeste.


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1 ANTONELLI D., Settefrati nel Medioevo di Val Comino, Tip. Pasquarelli, Sora 1992, p. 15.
2 SANTUARIO DI CANNETO, Lodi alla Madonna, Roccasecca 200513, pp. 6-7.

Definizione

La definizione di pellegrinaggio indica un “viaggio per”, un andare finalizzato, un tempo che l'individuo stralcia dalla continuità del tessuto ordinario della propria vita (luoghi, rapporti, produzione di reddito), per connettersi al sacro.

Il termine proviene dal latino peregrinus, da per + ager (i campi), dove indicava colui che non abita in città, quindi lo straniero, ovvero qualcuno costretto a condizioni di civilizzazione ridotte.

Il suo uso posteriore invece - il nostro - implica una scelta. Chi parte in pellegrinaggio non si trova ad essere, ma si fa straniero e di questa condizione si assume le fatiche e i rischi, sia interiori che materiali, in vista di vantaggi spirituali - come incontrare il sacro in un luogo lontano, offrire i rischi e i sacrifici materialmente patiti in cambio di una salvezza o di un perdono metafisici - e perché no anche materiali, grazie alle avventure e occasioni che, strada facendo, non possono mancare.

Farsi pellegrino è dunque :
-credere e prendere sul serio un annuncio, ovvero i segni con cui il Signore ci invita o ci chiama ad uscire da una situazione che spesso è di indifferenza, di smarrimento e di solitudine;per andare incontro a Lui, là dove egli si manifesta, vuole farsi riconoscere come Dio e Salvatore, riempire di significato i nostri giorni e la nostra vita;

-mettersi in cammino con decisione, con coraggio e speranza, seguendo la luce della Parola di Dio, "lampada ai nostri passi" come dice la Scrittura. Non è un percorso facile perché spesso si tratta di andare contro corrente, muoversi in un deserto nel quale tracciare e percorrere una strada è difficile. E’ il cammino della “conversione” che Gesù chiede a chi vuole diventare discepolo;un impegno a pensare come pensa Lui,ad amare come ha amato Lui, ad agire come Lui ha agito,cioè come ci insegna il Vangelo;

-incontrare Gesù, il Salvatore, come i pastori nella grotta ed i magi “nella casa”. E’ là che Maria lo mostra e lo dona a tutti cioè dove egli abita. E’ là che essi possono riconoscerlo, accoglierlo e adorarlo. E cosi sperimentare la gioia ed offrirgli i loro doni.

Cos’è il santuario se non questo “luogo santo” in cui Gesù, Figlio di Dio fatto uomo, si manifesta ancora e si dona attraverso le mani di Maria, sua e nostra Madre? Non è per questo che lei lo tiene tra le braccia?
Noi lo accogliamo nella sua Parola e nel suo Corpo, dati per noi; sono questi i “sacramenti ” che consentono di diventare partecipi della vita divina e dunque sua famiglia;

-raccontare l’esperienza. Dei pastori si dice che dopo aver adorato il Bambino e riconosciutolo Signore, “Tornarono glorificando Dio per tutto quello che avevano visto e udito”. L’ incontro oltre ad avergli riempiti di stupore e di gioia, li aveva cambiati. Per questo sentirono il bisogno di dirlo a tutti.1

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1 BRANDOLINI L., Con Maria testimoni di speranza, in "Il Santuario di Canneto. Bollettino illustrato quadrimestrale", 2a serie, 3 (2004), pp. 4-5.

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