Affetti e pensieri

Canto di fine '800 che ha sostenuto e sempre sosterrà l'andare dei pellegrini della Compagnia di Aquino. Composto di 39 strofe, di quattro versi ciascuna, esso sottolinea alcuni momenti della vita di Maria e di Gesù. La strofa è cantata da un piccolo gruppo di donne, le "soliste", mentre il ritornello è affidato alla "possente massa corale" dell'intera Compagnia. Il tutto senza  il supporto degli strumenti musicali. Un grazie al M.sto Vincenzo Pelagalli che, con la sua accurata ricerca "sul campo", ha saputo riscostruire il brano comì come si cantava secondo la tradizione orale. Un grazie al M.sto Costanzo Forlini per la trascrizione musicale dell'antico canto.

                                                AFFETTI E PENSIERI 
Affetti e pensieri dell'anima mia
lodate Maria e chi la creò.
Invitta e dolente appiè della croce,
flagello feroce il cor le piagò. 
Rit. Evviva Maria. Maria evviva
      Evviva Maria e chi la creò!
Per farla sua madre, pria d'esser Fanciulla,
dal fondo del nulla Iddio la mirò.
Schiodato dal legno, si lacero e morto,
che fosse risorto cotante aspettò.
Fra l'altre donzelle più pura la chiama
che il fallo d'Adamo non mai la toccò.
Per propria virtude, salito egli al Padre
per esserci madre nel mondo restò.
Con santi pensieri fu bella, fu bruna:
il sole e la luna la cinse ed ornò.
Soave e benigna e ornata di zelo
la strada del cielo al mondo insegnò
Per madre di un Dio da gli angeli chiamata
la prole increata nel grembo portò.
E fatta maestra, con voce divina,
d'esempio e dottrina la Chiesa illustrò
Né prese in orrore la stirpe materna
che origine eterna dal padre vantò.
Tacendo e narrando con fatti e parole
l'eretiche scuole per tutto impugnò.
Tutt'arsa d'amore, in terra frattanto,
di Spirito Santo ripiena ne andò.
E schiava del mondo per girne al suo sposo
con sonno amoroso amando spirò.
E tanto a lui piacque, che in fasce ristretto
per povero tetto i cieli lasciò.
Con morte beata, al figlio congiunta,
dagli angeli assunta al cielo volò.
Poi, dopo molti anni, la stanza beata
in aria portata fra noi si fermò.
Maria degli afflitti spezzò le catene;
del parto le pene Maria sollevò.
Da lungi ti adoro, Albergo divino,
che il Verbo bambino in Te s'incarnò.
Di Vienna sui campi, al nome adorato,
il turco fugato indietro tornò.
E un Dio possente già fatto suo figlio
qual rosa dal giglio nascendo spuntò.
Sui cardini erranti, con rombo profondo,
scuotevasi il mondo la terra tremò.
Ignudo e tremante su povero fieno,
scaldandolo al seno lo strinse e baciò.
Ed ella rivolta al figlio diletto,
mostrandogli il petto, lo cinse e placò.
In rozza capanna da pii pastorelli
il latte e gli agnelli benigno accettò.
Maria col suo cenno tempeste frequenti,
saette cadenti, in aria fermò.
Fuggendo in Egitto, gl'inganni e la frode,
dall'ira di Erode illeso il serbò.
La fame e i perigli, le febbri funeste,
la guerra e la peste estinse e fugò.
Maestro e fanciullo, nel tempio smarrito,
con gaudio infinito, al fin lo trovò.
O stella del mare, rifugio del mondo,
io taccio e m'ascondo: più voce non ho.
Per lei, fra le nozze, giulivo e contento,
l'ondoso elemento in vino cambiò.
Ogni egro e languente a te fa ricorso,
senz'esser soccorso chi mai t'invoco?
E quando lo vide trafitto ed esangue
anch'essa il suo sangue di sparger bramò.
Che quanto tu meriti e quanto bram'io,
la madre d'un Dio lodar non si può.
Che fece, che disse, quand'egli languiva
e in tanta agonia nell'orto sudò.
Lassù fra le stelle, dirai al Signore
che un il peccatore tue lodi cantò.
Di cruda colonna provava i flagelli,
sentiva i martelli quando ei si inchiodò.
Che cinto e difeso dal sacro tuo manto
in premio del canto l'inferno scampò.
Di barbare spine provava i martiri
e sparse i sospiri e il sangue versò. 
Evviva Maria. Maria evviva
Evviva Maria e chi la creò!