|
AFFETTI
E PENSIERI Per
farla sua madre, pria d'esser Fanciulla, Fra
l'altre donzelle più pura la chiama Con
santi pensieri fu bella, fu bruna: Per
madre di un Dio da gli angeli chiamata Né
prese in orrore la stirpe materna Tutt'arsa
d'amore, in terra frattanto, E
tanto a lui piacque, che in fasce ristretto Poi,
dopo molti anni, la stanza beata Da
lungi ti adoro, Albergo divino, E
un Dio possente già fatto suo figlio Ignudo
e tremante su povero fieno, In
rozza capanna da pii pastorelli Fuggendo
in Egitto, gl'inganni e la frode, Maestro
e fanciullo, nel tempio smarrito, Per
lei, fra le nozze, giulivo e contento, E
quando lo vide trafitto ed esangue Che
fece, che disse, quand'egli languiva
Di cruda colonna provava i flagelli, Schiodato
dal legno, si lacero e morto, Per
propria virtude, salito egli al Padre Soave
e benigna e ornata di zelo E
fatta maestra, con voce divina, Tacendo
e narrando con fatti e parole E
schiava del mondo per girne al suo sposo Con
morte beata, al figlio congiunta, Maria
degli afflitti spezzò le catene; Di
Vienna sui campi, al nome adorato, Sui
cardini erranti, con rombo profondo, Ed
ella rivolta al figlio diletto, Maria
col suo cenno tempeste frequenti, La
fame e i perigli, le febbri funeste, O
stella del mare, rifugio del mondo, Ogni
egro e languente a te fa ricorso, Che
quanto tu meriti e quanto bram'io, Lassù
fra le stelle, dirai al Signore Che
cinto e difeso dal sacro tuo manto |