AFFETTI E PENSIERI
Canto dei pellegrini di Aquino

Ricerca di Vincenzo Pelagalli
Trascrizione musicale del M° Costanzo Forlini


Affetti e pensieri dell'anima mia
lodate Maria e chi la creò.

Evviva Maria. Maria evviva
Evviva Maria e chi la creò

Per farla sua madre, pria d'esser Fanciulla,
dal fondo del nulla Iddio la mirò.

Fra l'altre donzelle più pura la chiama
che il fallo d'Adamo non mai la toccò.

Con santi pensieri fu bella, fu bruna:
il sole e la luna la cinse ed ornò.

Per madre di un Dio da gli angeli chiamata
la prole increata nel grembo portò.

Né prese in orrore la stirpe materna
che origine eterna dal padre vantò.

Tutt'arsa d'amore, in terra frattanto,
di Spirito Santo ripiena ne andò.

E tanto a lui piacque, che in fasce ristretto
per povero tetto i cieli lasciò.

Poi, dopo molti anni, la stanza beata
in aria portata fra noi si fermò.

Da lungi ti adoro, Albergo divino,
che il Verbo bambino in Te s'incarnò.

E un Dio possente già fatto suo figlio
qual rosa dal giglio nascendo spuntò.

Ignudo e tremante su povero fieno,
scaldandolo al seno lo strinse e baciò.

In rozza capanna da pii pastorelli
il latte e gli agnelli benigno accettò.

Fuggendo in Egitto, gl'inganni e la frode,
dall'ira di Erode illeso il serbò.

Maestro e fanciullo, nel tempio smarrito,
con gaudio infinito, al fin lo trovò.

Per lei, fra le nozze, giulivo e contento,
l'ondoso elemento in vino cambiò.

E quando lo vide trafitto ed esangue
anch'essa il suo sangue di sparger bramò.

Che fece, che disse, quand'egli languiva
e in tanta agonia nell'orto sudò.

Di cruda colonna provava i flagelli,
sentiva i martelli quando ei si inchiodò.

Di barbare spine provava i martiri
e sparse i sospiri e il sangue versò.

Invitta e dolente appiè della croce,
flagello feroce il cor le piagò.

Schiodato dal legno, si lacero e morto,
che fosse risorto cotante aspettò.

Per propria virtude, salito egli al Padre
per esserci madre nel mondo restò.

Soave e benigna e ornata di zelo
la strada del cielo al mondo insegnò

E fatta maestra, con voce divina,
d'esempio e dottrina la Chiesa illustrò

Tacendo e narrando con fatti e parole
l'eretiche scuole per tutto impugnò.

E schiava del mondo per girne al suo sposo
con sonno amoroso amando spirò.

Con morte beata, al figlio congiunta,
dagli angeli assunta al cielo volò.

Maria degli afflitti spezzò le catene;
del parto le pene Maria sollevò.

Di Vienna sui campi, al nome adorato,
il turco fugato indietro tornò.

Sui cardini erranti, con rombo profondo,
scuotevasi il mondo la terra tremò.

Ed ella rivolta al figlio diletto,
mostrandogli il petto, lo cinse e placò.

Maria col suo cenno tempeste frequenti,
saette cadenti, in aria fermò.

La fame e i perigli, le febbri funeste,
la guerra e la peste estinse e fugò.

O stella del mare, rifugio del mondo,
io taccio e m'ascondo: più voce non ho.

Ogni egro e languente a te fa ricorso,
senz'esser soccorso chi mai t'invoco?

Che quanto tu meriti e quanto bram'io,
la madre d'un Dio lodar non si può.

Lassù fra le stelle, dirai al Signore
che un il peccatore tue lodi cantò.

Che cinto e difeso dal sacro tuo manto
in premio del canto l'inferno scampò.